Quoqui birthday – 29 Novembre 2008

Fuori infuriano vento, pioggia, gelo.
Dentro esplode il carnevale di Rio versione Tufello.

La prima rassegna culinaria patrocinata dai Quoqui vede l’intervento di oltre venti persone. Gli undici concorrenti, mossi dallo spirito competitivo, hanno portato in tavola il meglio di se, dando vita ad una serata che ha soddisfatto vista, olfatto e gusto dei partecipanti, senza alcuna eccezione.

La rassegna ha inizio verso le otto e mezza, gli invitati affluiscono pian piano e Beo mette in piedi un bancone improvvisato che sforna Mojito a go go. Tutti si sentono un po’ più giovani, e prima di raschiare l’ultimo sorso da una cannuccia che non tira bene si ritrovano stretti tra la folla del tufello che preme per entrare in uno spazio che ormai è prossimo al collasso. Qualcuno ha caldo, apriamo le finestre e fuori è pieno inverno, ma dentro si prepara la discesa nei gironi danteschi.
Bisogna sedersi, non si può più aspettare, e la padrona di casa affretta i tempi.
Gli antipasti compaiono magicamente sulla tavola ma nessuno si siede, sta per diventare una cena in piedi ma aspettiamo altri ospiti, mi dispiace non si può, vi sedete tutti per cortesia. Ed è un bene.

Francia e Toscana, cosa giace dimenticato tra questi due colossi culinari? Formaggi francesi con salsa di fichi e noci toscane, un abbinamento tipicamente Corso che sa mixare e ne esce bene e senza sforzi. Palone propone piccoli Wurstel in una salsa di ketchup e pomodori leggermente piccante, un piatto che stupisce per semplicità ed equilibrio. E’ quasi un aperitivo, e senza alcun clamore viene divorato. Se ne riparlerà più avanti.
Il terzo antipasto è un super classico: torta rustica con prosciutto di Praga (ma che a Praga fanno il prosciutto o è Praga nel modenese?) e formaggio. La cottura è perfetta, non si discute. E sparisce in 30 secondi.

Una scodella di tonno e fagioli giace dimenticata al centro del tavolo. Ci ricorda i nostri nonni, venuti dalla guerra, sempre preoccupati che il cibo possa non bastare. Ma stasera non c’è bisogno di alcuna “copertura”. Chi ha fame verrà saziato e chi ha sete verrà servito, ma senza pane e senza acqua. Il livello è alto e il pubblico lo sa.

La corona passa di mano (di testa) e Francesca Orsi propone un timballo di riso modellato a forma di ciambella con gamberi e salsa rosa. La preparazione del piatto è egregia, il volume delle voci si abbassa quasi a voler mostrare rispetto per un’opera la cui perfezione sta per essere intaccata. Me te magno, ma ti rispetto.
Il timballo by Orsi è molto interessante, l’atmosfera si riscalda e quando il Fava porta la Moussakà in tavola parte il primo applauso. Il pubblico va letteralmente in delirio, ed il Fava ne approfitta caricando sulle porzioni, nella speranza di saziare anticipatamente gli stomaci e chiuderla qui. La manovra non riuscirà e la cena avrà ancora molto da dire sebbene si respiri già aria di plebiscito sulla vittoria finale.

All’ombra della Moussakà sfilano i piatti successivi. Kiara propone un Cous Cous che proprio non ci sta a passare in secondo piano. Tutti assaggiano, tutti gradiscono, la Moussakà era quello che era ma la gara continua e il pubblico vuole arrivare fino in fondo. Kiara ha inoltre il merito di sfatare il mito secondo cui il cous cous debba essere considerato un piatto prettamente vegetariano. La carne c’è, alla faccia dei vegani e quando si fa sul serio le paranoie neosalutiste vanno a farsi benedire.

In gara vediamo solo un secondo, l’arrosto in crosta di Kikka. La scelta è coraggiosa, non è facile confrontarsi con un secondo, specialmente verso la fine delle ostilità. Una fetta di prosciutto, una di carne e una di formaggio e poi ovviamente c’è la crosticina.
Il mix è equilibrato e piace. La sfida è vinta e dell’arrosto non rimane traccia in tavola, potrebbe entrare in classifica.

Pausa.
Un bicchiere di vino in attesa del dolce, si rincorrono voci che ce ne siano tre in gara. Ma un ultimo sforzo prima del gran finale viene fatto per il contorno di verdure gratinate di Ale, che non sa nemmeno di essere in gara (perché nessuno glielo ha detto e perché per tradizione di famiglia acquisita non legge le mail oltre la decima riga). Peperoni, melanzane e pomodori si rincorrono tra i tavoli, nessuno passa, ormai la furia mangereccia ha raggiunto limiti autodistruttivi, è una gita all’inferno senza ritorno, è una cena il cui conto si paga al bagno e non col portafoglio.

Fa molto caldo e si discute animatamente. La corona passa in rapida successione a Filippo che propone un tiramisù tespaccoerculo, a Marco che presenta uno Zuccotto abruzzese di ricotta contornato da bignè ed Alice che incanta con una deliziosa scatolina con farfallina che nasconde biscottini cioccolato e cocco dalla consistenza perfetta.
Lo zuccotto potrebbe spopolare, ma è stretto tra un tiramisù che ha con se la forza della classicità ed i biscottini che catturano l’attenzione grazie all’intelligente presentazione.

La rassegna è finita, nessuno si alza in piedi se non per rovinare sul divano o sulla poltrona presidenziale. E’ stato entusiasmante e sale l’attesa per conoscere il vincitore.

Si fa un po’ di avanspettacolo e la giuria di qualità Kikka-Bebbo assegna il premio T’hospaccatoerculo, che sostituisce il premio Tespaccoerculo, al tiramisù di Filippo.
Alice si aggiudica la miglior presentazione grazie alla multimedialità dei suoi biscottini, superando le presentazioni “imperiali” del timballo di riso e dello zuccotto.
Il premio “Novità” va ai Wurstelini del Palone, per il “coraggio della semplicità”, mentre il Fava, contestatore impertinente, fa mettere a verbale il palese ossimoro tra le parole novità e semplicità.
La giuria di qualità è stata influenzata da un certo buonismo e questo la separerà nettamente dal voto popolare che si sa, è spietato.

Al terzo posto infuriano ancora i biscottini cocco e cioccolato di Alice, il pubblico premia la forza delle idee.

Al secondo posto si piazza il timballo di riso di Francesca, forte di alcuni estimatori convinti e di un diffuso gradimento.

Il vincitore finale è il Fava con la sua Moussakà. Il voto è netto e la vittoria plebiscitaria. E’ stata votata da tutti e si è aggiudicata ben 4 prime posizioni.

A scanso di equivoci segnaliamo che la vittoria della Moussakà sarebbe stata schiacciante indipendentemente dal criterio di assegnazione del punteggio.

Complimenti anche allo zuccotto, che o si odia o si ama, ed all’arrosto in crosta di Kikka, che si aggiudica la medaglia di ferro ma ha ampi margini di crescita.

Per quanto riguarda la correttezza della gara dobbiamo segnalare la subdola antisportività del Fava, peraltro superflua, mentre si fa apprezzare Fra per aver opportunamente evitato di votare per se stessa.
Detto ciò, qualche voto di scambio c’è stato, ma forse era solo amore.

Lorenzo assegna il premio “Avanzi del giorni dopo”, patrocinato dall’associazione “Sosteniamo il Barone dal lunedì al venerdi” al cous cous di Kiara.

Matteo B


Elenco delle portate
1) Wurstelini con ketchup piccante – Valerio P
2) Torta rustica con prosciutto di Praga e scamorza – Daniela C
3) Mojito – Matteo B
4) Moussaka – Fabio C
5) Timballo di riso verde con gamberetti – Francesca O
6) Cous cous con carne e verdura – Maria Chiara T
7) Arrosto in crosta con prosciutto e formaggio – Francesca B
8) Misto di verdure gratinate – Alessandro S
9) Zuccotto di ricotta con bignè alla crema e al cioccolato – Sara Di T e Marco A
10) Scatola di biscotti al cocco e cioccolato – Alice M
11) Tiramisù – Filippo F

Classifica
1° classificato: Fabio con la moussaka (punti 36)
2° classificato: Francesca O con il timballo di riso (punti 24)
3° classificato: Alice M con i biscotti al cocco e cioccolato (punti 23)

Premi speciali della giuria
Premio innovazione: Valerio con i wurstelini al ketchup, con la motivazione: “Il coraggio della semplicità e l’innovazione ottenuta con ingredienti comuni”
Premio presentazione: Alice con i biscotti al cocco e cioccolato, con la motivazione: “Interessante presentazione multimediale comprendente elementi con diversi usi possibili”
Premio T’hospaccatoerculo: Filippo con il tiramisù, con la motivazione: “La forza del classico”