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Chi siamo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so.
...E' dunque ozioso chiedersi ciò che io sarei stato se questa guerra non fosse scoppiata, perché io mi sono scelto come uno dei sensi possibili dell'epoca che conduceva insensibilmente alla guerra: io non mi distinguo da questa stessa epoca, non potrei essere trasportato in un'altra epoca senza contraddizione. Così sono io questa guerra che circoscrive, limita e fa comprendere il periodo che l'ha preceduta. In questo senso, alla formula che citavamo poco fa, "non vi sono vittime innocenti", bisogna aggiungere, per definire più nettamente la responsabilità del per-sé, quest'altra: "Si ha la guerra che si merita". Così, totalmente libero, indistinguibile dal periodo di cui io ho scelto di essere il senso, profondamente responsabile della guerra come se l'avessi dichiarata io stesso, non potendo affatto vivere senza integrarla nella mia situazione, senza impegnarmi completamente e segnarla con il mio sigillo, io debbo essere senza rimorsi e rimpianti come sono senza scusa, perché, dal momento del mio sbocciare all'essere, io porto il peso del mondo tutto da solo, senza che niente o nessuno possa alleggerirlo...JPS
Con la parola e con l'agire ci inseriamo nel mondo umano, e questo inserimento è come una seconda nascita, in cui confermiamo e ci sobbarchiamo la nuda realtà della nostra apparenza fisica originale. Il fatto che l'uomo sia capace di azione significa che da lui ci si può attendere l'inatteso, che è in grado di compiere ciò che è infinitamente improbabile. E ciò è possibile solo perché ogni uomo è unico e con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità. Di questo qualcuno che è unico si può fondatamente dire che prima di lui non c era nessuno. Se l'azione come cominciamento corrisponde al fatto della nascita, se questa è la realizzazione della condizione umana della natalità, allora il discorso corrisponde al fatto della distinzione, ed è la realizzazione della condizione umana della pluralità, cioè del vivere come distinto e unico essere tra uguali...HA
Sono pochi coloro che, dovendo prendere una decisione, sanno calcolare tutta la tavola del pro e del contro, cioè, che sanno non soltanto conteggiare i vantaggi e gli svantaggi, ma anche ponderarli esattamente. Pertanto due persone che discutono mi sembrano simili a due mercanti che siano debitori reciprocamente l'uno all'altro di molte somme di denaro e che non siano disposti ad esaminare la somma dei loro conti in generale, continuando ciascuno a reclamare contro l'altro quanto gli è dovuto e alterando l'esatta entità di taluni debiti. Ma, così facendo, non potranno mai porre termine alla loro discussione...GWL
La volontà è la potenza dell'agire, l'agire è l'atto della volontà, l'azione è l'esplicazione della volontà, la volontà è l'agire implicato. Chiamando alla consapevolezza e alla responsabilità individuale, si chiede all'uomo di divenire se stesso, tramite la manifestazione formale e sostanziale della propria umanità. Agiamo grida il volenteroso, vogliamo incita l'attore...(unknown)
Siamo i dodici pari e la compagnia dell'anello, siamo notturni indiani e illuministi, illuminati e tagliapietre, siamo contemporanei e postmoderni, siamo amanti e millantatori, scolastici e antropoteisti, siamo quartetti d'archi e quartetti cetra, beatles e doors, siamo credenti e dubitanti, creduloni e scettici, cristiani e nichilisti, siamo consumatori e siamo consumati, siamo positivisti e pessimisti, neopositivisti e neoidealisti, delusi e deludenti, siamo le due anime e le due culture, siamo sintesi pronti a tornare tesi, siamo apollineo e dionisiaco siamo lo spirito del dialogo socratico viziato dalle radiazioni di una televisione, che fa diventare ciechi senza diminuire le diottrie. Siamo la rivoluzione istituzionalizzata che crede nell'attività ma lascia alla credenza la nobiltà del mondo ideale, siamo poeti maledetti e romanzieri naturalisti, siamo suffragette e conigliette, siamo scapigliati e veristi, siamo barocchi e realisti, siamo realisti e giacobini, siamo il velo di maya e siamo la verità, siamo il punto all'infinito dove parallele si incontrano e lo spazio-tempo si curva, siamo uva e orzo, siamo pietra e siamo pane.
Siamo una associazione di soci, eguali e solidali, che crede ancora nel dialogo, che guarda con attenzione agli errori degli altri, individui, enti, stati e tempi, nella speranza di non perpetuarne altri, o perlomeno di farlo con un adeguato compenso di piacevolezza. I perdigiorno si fissano gli obiettivi, noi gradiremmo e con tracotante speme gradiremo scoprirli al loro conseguimento. Se lo detto è troppo chiuso, non ti frenare che renderollo maior latino. Il pastiche dell’elenco vuole far comprendere la vastità delle possibili iniziative che i soci fondatori saranno lieti di ospitare, sia cercando di essere direttamente o indirettamente parte attiva, se non nella realizzazione, nella organizzazione delle attività, sia disponendosi con braccia da uomo vitruviano a ospitare quanto giudicato di interesse vorrà essere offerto all’attenzione dei soci.
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